Roma, 5 dicembre 2009 - No Berlusconi Day - Sito ufficiale
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La forza di un sogno: levarcelo dai coglioni


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Il dramma non è l'esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l'informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano.

Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.

Paolo Barnard

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No Berlusconi Day - Roma, 5 dicembre 2009

Come gli aficionados del blog avranno avuto modo di notare, i post si sono interrotti bruscamente all'inizio di agosto. Ciò è avvenuto in conseguenza del coincidere di numerosi impegni lavorativi con altri di carattere personale che hanno reso impossibile la prosecuzione del blog che, in quel periodo si occupava delle vicende dell'Honduras. Troverete notizie al riguardo, oltre che cliccando sui link a sinistra, sull'ottimo sito di Gennaro Carotenuto, Giornalismo Partecipativo.

Quello che segue è l'appello che alcuni blogger hanno lanciato il 6 ottobre scorso aprendo un gruppo su Facebook.

Il comitato “No Berlusconi Day”, nato su Facebook per iniziativa di un gruppo di blogger democratici, indice per il prossimo 5 dicembre, a Roma, una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali - come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra “una dittatura” - e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento.

Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri.

Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.

Per aderire alla manifestazione, comunicare o proporre iniziative locali e nazionali di sostegno o contattare il comitato potete scrivere all’indirizzo e-mail: noberlusconiday@hotmail.it

 
 

Cagliari, sciopero generale per l'occupazione

Argomento: Blog

Cagliari, 5 febbraio 2010 - sciopero generale

È disponibile la galleria fotografica della manifestazione regionale tenutasi ieri a Cagliari in occasione dello sciopero generale per l'occupazione.

I cinquantamila partecipanti al corteo si sono dati appuntamento in Piazza Giovanni XXIII e hanno percorso le vie cittadine con un serpentone di due chilometri, per confluire in Piazza Yenne, dove si è tenuto il comizio conclusivo dei rappresentanti delle tre confederazioni sindacali.

Pubblicato Sabato 06 Febbraio 2010 - 06:16 (letto 10 volte)
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USA-Honduras-America Latina - Lo scontro finale e il nostro silenzio

Argomento: Notizie

Honduras - bandieradi Fulvio Grimaldi

[origine: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2010/01/usa-honduras-america-latina-lo-scontro.html]

Abissale, stupefacente, suicida il silenzio, l’indifferenza che, tranne poche eccezioni – PdCI e manifesto – con cui la sinistra, addirittura l’informazione tutta, ha occultato e dunque seppellito un avvenimento drammatico e foriero di incalcolabili conseguenze, come il colpo di Stato fascista in Honduras. Golpe allestito da Obama, l’uomo del “change”, dai militari gorilla e dall’oligarchia honduregni, poi presentato come evoluzione “democratica” dopo le elezioni-farsa tenute sotto le baionette degli quadroni della morte, con la minaccia di licenziamenti e persecuzioni, ma disertate da due terzi dei cittadini. Era successo la stessa cosa sotto Reagan in Cile. Ci ricordiamo degli scioperi della CGIL, del blocco delle navi cilene, del boicottaggio, dei cortei, presidi, picchetti, di “Armi al MIR”, quando Pinochet ammazzò Allende e il Cile? Meglio non specificare cosa ci sarebbe da dedurne. Un'altra caduta del nostro internazionalismo e antimperialismo. Ci occupiamo più di Myanmar che di un continente fratello a quattro secchi d’acqua e otto ore di volo da qui. Una terra che per molti è “il Continente della Speranza”. Forse ignorato perché implicita misura della nostra astenia.

Il golpe di Roberto Micheletti, presidente fellone del Congresso, istigato tra falsi arricciamenti di naso di Obama e poi confortato dal suo assenso, dopo finti negoziati di pace e di riconciliazione sceneggiati dalla Clinton e dall’Organizzazione degli Stati Americani (di netta obbedienza yankee), e stato poi sacralizzato con elezioni gestite dagli stessi militari che, usciti dalla base Usa di Palmerola, hanno compiuto il golpe sequestrato il legittimo presidente Manuel Zelaya, lo hanno deportato in Costarica e poi assediato nell’ambasciata brasiliana fino ad oggi. Da questo voto-truffa è uscito vincitore Porfirio – Pepe- Lobo, esponente dell’ultradestro Partito Nacional. Primo provvedimento: l’uscita dall’ALBA, l’Alternativa Bolivariana delle Americhe lanciata da Hugo Chavez con la partecipazione di nove paesi del Cono Sud e dei Caraibi. L’entrata nel concerto progressista e rivoluzionario dell’ALBA , insieme alla cancellazione di tutti i provvedimenti di emancipazione sociale, indipendenza nazionale, limitazioni alle multinazionali, è stato, alla fine di tre anni di mandato di Zelaya, il fattore scatenante, la classica goccia, per l’intervento pinochettista di Washington e delle famigerate “Dieci Famiglie” di feudatari e speculatori che controllano il paese di 7 milioni e mezzo di abitanti. Il più povero, perché il più depredato, delle Americhe, dopo Haiti.

[continua]

Pubblicato Domenica 10 Gennaio 2010 - 15:04 (letto 13 volte)
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Troppa tolleranza nei confronti di Maroni

Argomento: Blog

di Cloro
[origine: http://www.cloroalclero.com/?p=3323]

Non se ne puo’ piu’. Delle esternazioni di Maroni che ripete a pappagallo sempre le stesse frasi, indipendentemente da quello che succede in Italia, con il contrappunto di quell’inetto leccapiedi fascista di La russa che gli da’ ragione.

E’ inutile ripetere che in centri come Rosarno gli africani sono ammassati in capannoni in condizioni che il sindaco Loiero e non solo lui, ha definito “disumane”. Non sono uomini, sono macchine, per gli abitanti del luogo e se manifestano in qualche modo la loro “umanità” queste persone vengono “castigate”. Lavorano 10 ore al giorno per 25 euro senza poter avanzare pretese e non riuscendo a lavorare nemmeno tutti i giorni. L’etichetta “clandestini” che ha appiccicato loro una politica incapace e mafiosa, li rende appetibili per i feudatari e i caporali che li fanno lavorare a due lire senza che possano rivendicare nulla, nemmeno il diritto all’incolumità. Alla fine di lunghe giornate di raccolta ortaggi, devono nascondersi non solo dalle forze dell’ordine, sguinzagliate all’occorrenza per sfoltire i gruppi, specialmente se ci sono dei “facinorosi” che si lamentano ad alta voce per il tipo di vita a cui sono condannati, ma debbono anche guardarsi da ronde schifose di ragazzini armati che danno loro la caccia. Con mazze, spranghe, verghe, sassi ma anche pistole e fucili, chè in paesi dominati dalle famiglie camorristiche circolano come le caramelle. Se a un immigrato occorre un incidente spesso viene picchiato perchè non riveli il nome di chi è responsabile dell’accaduto. Se si rivolgono al servizio sanitario viene consegnato loro il foglio di espulsione.

[continua]

Pubblicato Domenica 10 Gennaio 2010 - 00:46 (letto 14 volte)
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Io sono io e voi non siete un cazzo - Il Popolo Viola secondo San Precario

Argomento: No-B-Day

San Tonino Precario ma non troppo

La fantastica esperienza del 5 dicembre scorso - un milione di persone in piazza per il No B Day - rischia di naufragare miseramente per il delirio di onnipotenza di un Santo, Precario, ormai ridotto all'ombra di sé stesso, lontano anni luce dall'entusiasmante esperienza situazionista che culminò nella performance del febbraio 2005 in occasione della Settimana della Moda di Milano.

Fin dal giorno successivo alla manifestazione romana molti iscritti al gruppo Facebook del No Berlusconi Day, nel frattempo divenuto Popolo Viola, in numero sempre più significativo e con sempre maggiore insistenza, hanno cominciato a porre delle domande e anziché ricevere risposte come sarebbe stato legittimo attendersi, si sono visti attaccare e bollare come provocatori al soldo di Berlusconi (sic!) e trolls. Il risultato è stato che alcune delle componenti più vivaci e propositive del nascente Movimento sono state costrette - da San Precario e dal suo drappello di fedelissimi - all'esilio (vedi il "Popolo dei Troll" e "I bannati dal No B Day").

San Precario, in perfetto stile berlusconiano, ha deciso così di spegnere ogni voce di dissenso dall'operato di un gruppo dirigente (che ama definirsi "coordinatore") che nessuno ha mai nominato, ha investito di superpoteri un gruppo di "moderatori" (qualcuno spieghi al Santo che i moderatori su facebook non contano un cazzo), alcuni dei quali - come un certo Nicola Bianco - spammers di prima categoria, col compito di stilare le liste di proscrizione in maniera che il Capo potesse poi provvedere al penoso rituale del ban (da cui il gustoso nomignolo di Ban Precario affibbiatogli da uno degli espulsi).

La situazione attuale vede la coesistenza di due Popoli Viola: uno è riconducibile al Santo (http://www.popoloviola.org/, registrato da Franca Corradini) e l'altro a Gianfranco Mascia, ovvero al Comitato 5/12 (http://www.ilpopoloviola.it/, registrato da Rosario Mascia). I due Popoli, a seconda delle circostanze, sono ora in aperto contrasto tra loro ora d'amore e d'accordo (come lo sbirro-buono e lo sbirro-cattivo degli interrogatori, secondo la felice interpretazione un'amica gattaccia/pollastra irriverente ). La mia personale convinzione è che Mascia e il Santo entrino ogni giorno nelle stesse scarpe e che abbiano il comune obiettivo di impacchettare un milione di persone e traghettarle verso le prossime elezioni amministrative per votare compatte IdV. D'altronde non si buttano al vento centomila euri, neanche quando vengono dalle nostre tasche, vero Tonino?

Mentre scrivo queste folli elucubrazioni fervono i preparativi per la riunione dei delegati (da chi?) dei Comitati Locali ex No B Day, che si terrà a Napoli sabato 9 gennaio, dalla quale scaturiranno la linea politica e le viol@zioni (questo il nome delle iniziative che verranno intraprese) del Movimento; inutile dire che nulla si sa in merito ai contenuti dell'ordine del giorno della riunione: figurarsi se il popolino violetto può essere chiamato a funzioni diverse dalla mera accettazione delle decisioni prese dal Komintern. Giammai.

[continua]

Pubblicato Giovedi 07 Gennaio 2010 - 13:05 (letto 373 volte)
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Venti di golpe in Paraguay?

Argomento: Notizie

FernandoLugo2.jpgdi Annalisa Melandri
[origine: http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003298.html]

Sono sempre più insistenti in Paraguay le voci di un probabile colpo di Stato che dovrebbe attuarsi secondo le modalità di quello messo in atto il 28 giugno scorso in Honduras. Come si vocifera anche tra gli alti vertici dell'Osa (Organizzazione degli Stati Americani), preoccupati per la crescente tensione nel paese, "nessuno pensa che in Paraguay ci sarà un golpe, ma tutti ne parlano". Il presidente Fernando Lugo (nella foto; esponente di spicco della Teologia della Liberazione ed ex vescovo della diocesi di San Pedro, la più povera del paese, prima della sospensione del Vaticano) ha denunciato che da quando ha assunto la presidenza, nell'aprile del 2008, ci sono stati vari tentativi di destabilizzarlo messi in atto da esponenti del Partido Colorado che è stato al potere nel paese per 60 anni, includendo gli oltre 40 anni di dittatura di Alfredo Stroessner, e che è uscito sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali.

"Dopo decenni di dominio assoluto di uno stesso gruppo politico, non deve sorprendere che fin dal principio di questo governo alcuni settori e personaggi abbiano avuto la tentazione di fermare il processo politico" ha dichiarato Lugo, mentre per sgomberare il campo da sospette alleanze tra politica e Forze Armate ne ha riformato tutti i vertici appena un mese fa.

[continua]

Pubblicato Domenica 03 Gennaio 2010 - 11:28 (letto 17 volte)
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Divorzi digitali: aria di bufera tra gli aggregatori della sinistra

Argomento: Web

di Mario Franciosa
WebMaster Kligg.org

Comunicazione di servizio

Da lunedì coloro che ci seguono troveranno i nostri post aggregati solo su Kligg.org, su Leftlab.info. Kliggmagazine esce da Kilombo.org dopo i violenti attacchi subiti a base di censura e conclusi con la sospensione dell’ accesso. Riteniamo quindi di non poter far parte di quel mondo che, essendo con evidenza legato all’ideologia nazisionista, non permette che venga ricordato quello che fu l’olocausto di Gaza con il linguaggio e i simboli che sembrano piu’ opportuni per farlo. In altre parole Kilombo.org eccede nello zelo di condannare “solo fino a un certo punto” l’olocausto di Gaza.

Non possiamo stare insieme a chi si scandalizza per un simbolo ma che tace ricordando la strage di 1.400 persone (uomini,donne,anziani,bambini tutti innocenti) e opera censura nei confronti di chi liberamente ricorda.

In questi giorni in quel sito abbiamo visto censurare blogger di sinistra le cui idee politiche non erano allineate a quelle del singolo redattore e della proprietà. Certo non potevamo pretendere da  un metablog che si dichiara di sinistra appoggi un aggregatore come Palnews.org, progetto editoriale nato dalla volontà di Leflab.info e Kligg.org o che sostitusca il banner del  No Bday dello scorso 5 dicembre con uno più attuale  a sostegno della carovana di solidarietà Viva Palestina, ma non avremmo creduto neanche che costoro sarebbero  arrivati a negare l’eccidio di Gaza, speravamo che almeno volessero preservare l’immagine, l’apparenza e ci lascessero in pace di postare liberamente.

Ma così non è stato visto che quanto è accaduto conferma ciò che è sotto gli occhi di tutti. In Kilombo la redazione è composta da persone civili che rispettano la democrazia.Infatti non solo siamo stati insultati da uno dei facenti parte della cupola che ci ha affibbiato l’epiteto di “imbecilli” per aver osato “offendere israele”, ma ci hanno censurato modificando i nosti post per ben 6 volte (OriginalePost Modificato arbitrariamente ) oltre a impedirci il diritto di replica. Bloccando l’accesso al metablog. Il tutto senza darci la dovuta comunicazione. Imponendo le loro decisioni, la loro linea editoriale. Quella del “Gaza si sono morti” ma diciamolo a bassa voce perchè non è colpa della politica nazisionista di Israele.

In noi è ancora vivo il ricordo dell’esito delle elezioni dei redattori di kilombo avvenute nei giorni scorsi. Ridicolo è stato il fatto che kilombo è un aggregatore che porta il vanto di avere una specie di “costituzione” (la carta) e poi le elezioni dei redattori hanno seguito il metodo Karzai, cui ci siamo sottratti, essendo stato eletto proprio chi ha brogliato di più ed esclusi gli altri candidati, anche a suon di minacce e delazioni.

La privacy che quell’aggregatore comunque nemmeno a parole tutela, è diventata un manganello dei pochi redattori usato per offendere gli altri, per zittirli. Il risultato è questo: oggi viene cancellata la regola fondamentale di chi è di sinistra e crede nei valori della nostra costituzione: la libertà di espressione.

Ma c’è un altro motivo per il quale non possiamo più stare in Kilombo è l’ atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha coinvolto redattori attuali ed ex redattori, insultati anonimamente nei loro blog. L’ultima vittima è la compagna Anna Chiara. Gli attacchi lanciati dal blogger redattore Spartacus Quirinus alla nostra compagna sono pesanti al limite dello stupro virtuale e dello stalking, con insulti miserevoli, attacchi personali e censure mirate. Non c’è niente di peggio che attaccare una donna e impedirle di potersi difendere, perpetrando l’ennesima violenza inibendo la pubblicazione di una possibile difesa.

Il fatto che Kliggmagazine non pubblichi più su Kilombo non farà certamente crollare le certezze della sinistra, almeno di quella lì di questi ambigui progressisti nazifascisti di kilombo, che in passato in ossequio al sionismo più becero censurarono anche i post che Vittorio Arrigoni scriveva mentre era a Gaza sotto le bombe, mentre era in atto un genocidio. I fantocci erano disturbati dalla svastica sulla bandiera di Israele e non dalla strage di innocenti. Erano disturbati dalla forma di protesta e non dalla sostanza delle vittime e del sangue innocente.

Da questo spiacevole episodio abbiamo imparato che in rete bisogna fare attenzione a queste persone che abusano del “brand sinistra” ma si comportano da biechi censori nazifascisti.

Ci tenevamo a esprimere la nostra posizione chiara,netta, limpida e trasparente come sempre è stata.

Colgo l’ occasione per esprimere la mia solidarietà alla compagna Anna Chiara.

[origine: http://www.kliggmagazine.com/?p=1761]


Nota dell'admin:

Questo blog si associa a quanto esposto sopra da Mario Franciosa per KliggMagazine e da oggi rimuove il link a Kilombo dal blogroll.

Pubblicato Lunedi 28 Dicembre 2009 - 18:42 (letto 20 volte)
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Natale di sangue in Honduras

Argomento: Notizie

 

 

di Gennaro Carotenuto
[origine: http://www.giannimina-latinoamerica.it/component/content/article/514-natale-di-sangue-in-hondura]

Con la complicità dei media che hanno fatto calare il silenzio sull’Honduras “pacificato” dal dittatore di Bergamo Alta Roberto Micheletti, per il quale la ONG “America's Democracy Watch” raccoglie le firme per il Nobel per la Pace, il Natale a Tegucigalpa è un Natale di sangue con il ritrovamento del corpo straziato di Renán Fajardo, 22 anni, laureando in architettura, e membro attivo della Resistenza in Honduras. 

È l’ennesimo omicidio mirato in un paese dove gli anni ’70 e la guerra sporca non sono mai finiti. La famiglia lo aspettava per festeggiare il Natale ma Renán da due giorni non dava più segni di vita. Fino a che un amico è andato a cercarlo a casa. La scena che ha trovato è stata quella di tutti gli squadroni della morte di decenni di guerra sporca contro chi resiste in America latina. La casa era sottosopra e il corpo di Renán, con evidenti segni di violenza, era stato lasciato in modo da mal simulare un suicidio e sono stati sottratti dall’appartamento sia il computer che la macchina fotografica di Renán. Il COFADEH (Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos en Honduras), ha raccolto testimonianze di vicini di Renán che parlano di auto senza targa e con i vetri oscurati che da giorni giravano intorno all’abitazione.

Renán era un artista, Internet è piena di foto realizzate da lui e che restano a ricordarlo, ma era soprattutto un militante democratico. Aveva girato in lungo e in largo il paese fino al 28 giugno per parlare e creare coscienza nel popolo “catracho” rispetto alla necessità di un’Assemblea Costituente (il motivo del golpe fu evitarla) e poi negli ultimi sei mesi aveva lavorato costantemente per la Resistenza, partecipando a tutte le attività, manifestazioni, marce, che aveva ripreso con la sua macchina fotografica. Da giorni riceveva SMS di minacce ed era spaventato. Evidentemente aveva ragione e gli squadroni della morte sono puntualmente arrivati a colpire una volta di più in maniera selettiva la parte più cosciente del popolo hondureño.

Pubblicato Sabato 26 Dicembre 2009 - 12:55 (letto 24 volte)
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Merry X-Mas

Argomento: Blog

decima mas fascio littorio

 

 

di rigitans
[origine: http://blog.libero.it/rigitans/8183303.html]

Sarà che avrà frainteso il termine, ma il ministro della difesa La Russa, ex Movimento Sociale Italiano ora Popolo della Libertà, facendo gli auguri alle forze dell'ordine ha fatto un elogio indiscreto (usiamo un eufemismo ovviamente).

Il riferimento alla "non dimenticata" Decima Mas è abbastanza amaro e indigesto, perchè è ovvio che noi italiani non dimentichiamo che quella flottiglia lottava con i nazisti di Hitler e contro il resto dell'Italia che aveva sfiduciato Mussolini (tra i tanti anche Galeazzo Ciano, il genero che verrà fatto fucilare per volere del Fuhrer senza l'opposizione del duce).

Non dimenticheremo, no...come non dimeticheremo il passato fascista non ancora "dimenticato" da Ignazio La Russa, per cui nazionalismo significa essere succubi di una burocrazia politica che pretende di sapere il bene del suo popolo, anche quando in realtà fa ben altri interessi,sempre con la scusa della nazione. Vedete la Fiat che ha fatto profitti grazie agli aiuti dello stato e ora va a produrre all'estero.

Immaginatevi se in Germania un ministro (della difesa poi) avesse chessò, fatto un riferimento inorgoglito alle "non dimenticate SS"...
Faccio infine presente che la fondazione della X Mas fu fatta da Junio Valerio Borghese, colui che nel 1970 tentò di fare un colpo di stato ... inquietante l'elogio di La Russa.

Se ce la fate, passate un buon natale, magari non consumistico, con le persone a cui tenete e con cui state bene. Merry X Mas ...


L'impiccagione di Lanfranchi

"Aveva tentato  con le armi di colpire la Decima": questo il macabro cartello imposto al collo del partigiano biellese Ferruccio Nazionale, impiccato dagli uomini di Borghese sulla piazza del municipio di Ivrea il 9 luglio 1944. Il corpo di Nazionale fu lasciato sulla piazza a lungo, a scopo terroristico.

 

Pubblicato Venerdi 25 Dicembre 2009 - 21:31 (letto 22 volte)
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C'č pių gusto ad essere italiani

Argomento: Blog

C'è più gusto ad essere italiani

(ASCA) - Roma, 21 dic - Valentino Rossi intervenga a sostegno dei lavoratori della Yamaha di Lesmo, da quattro giorni sul tetto dello stabilimento in attesa che venga sciolta la riserve della Casa giapponese sulla cassa integrazione. E' quanto chiede la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell'Italia dei Valori in Commissione lavoro. ''Sulla vicenda dei dipendenti della Yamaha - dichiara - ci meraviglia il totale silenzio di un campione come Valentino Rossi che quest'anno si e' aggiudicato il motomondiale. Noi dell'Italia dei Valori lo esortiamo ad intervenire in appoggio dei lavoratori''.

''Nello stabilimento di Lesmo - prosegue - da ben quattro giorni, gli operai protestano sui tetti della fabbrica, con temperature sotto lo zero, affinche' la casa madre Giapponese sciolga la riserva sul ricorso alla cassa integrazione. I tempi per far fronte alle difficolta' dei lavoratori sono troppo lunghi se rapportati ad un Governo che si dice efficiente nelle parole, ma immobile nei fatti, basti dare uno sguardo alle misure previste in Finanziaria''.

''I disagi che stanno vivendo le famiglie coinvolte dalla grave crisi - conclude Carlino - sono reali ed esigono interventi immediati''.

Buon Natale, Valentino.

Pubblicato Mercoledi 23 Dicembre 2009 - 08:46 (letto 26 volte)
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L'eterno Crackdown

Argomento: Web

Tempi duri per le libertà, digitali e no, sempreché abbia ancora un senso una simile distinzione.

Il Governo s'appresta (o l'ha già fatto? o è tutto un bluff?) a varare nuove norme restrittive delle libertà personali, nel caso specifico quella di manifestare - ovviamente il dissenso - e quella di esprimere liberamente il proprio pensiero, obiettivi dichiarati: le piazze e Internet; il pretesto: lo sciagurato gesto di un folle duomatore, condito - lo dico a beneficio dei più distratti - dal ritrovamento ad orologeria di nuovo materiale "pedopornografico" nel computer di Alberto Stasi.

E allora, mentre i berluscones inciuciano con D'Alema per una legge ad personas che salvi il nano e qualche altro, mentre zitta zitta cacchia cacchia Difesa Servizi SpA viene infilata nella Finanziaria, mentre viene deliberata la costruzione di otto centrali nucleari, si da il via alla campagna contro i seminatori d'odio, i cattivi maestri. Si consuma l'ennesima sceneggiata dell'Editto, relatore "Mr. 2232" Cicchitto, seguito a ruota dal pacato Maroni che annuncia norme anti-odio, naturalmente contro la metà dell'Italia che è così stolta da non amare il proprio benefattore, che coglioni!

Oggi, a partire dalle ore 17, in Piazza del Popolo a Roma, ci sarà un presidio contro i bavagli alla Rete, questo è il manifesto:

Libera Rete in libero Stato

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.
Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.
Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.
Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.
Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri di una Rete libera e forte.
Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.
Libera Rete in libero Stato.

Ulteriori informazioni su Diritto alla Rete


Il videoclip che illustra il post è un piccolo omaggio a Luther Blissett, illustre testimone - nonché vittima e al contempo vincitore - della prima guerra santa scatenata dal Potere contro la Internet italiana. Erano i tempi dei BBS, l'operazione è passata alla storia come "Italian Crackdown" e su questo blog è possibile scaricarne la cronaca in formato Pdf.

Pubblicato Mercoledi 23 Dicembre 2009 - 05:55 (letto 34 volte)
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